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Hellas Verona / Udinese 0-1


Anche l’ultima partita del campionato, al Bentegodi, con la pericolante Udinese, termina con l’ennesima sconfitta. Pecchia, per la partita d’addio rimette Nicolas, fra i pali, Ferrari e Souprayen, sulle fasce, e Caracciolo e Vukovic, centrali. Zuculini, Fossati e Romulo, sono a centrocampo, mentre Lee, Cerci e Fares, operano in avanti. Parte fortissimo l’Udinese che sfiora il vantaggio, già al secondo minuto, quando un tiro di De Paul esce a filo del palo lungo. Al quarto Lasagna si fa ipnotizzare da Nicolas che gli ribatte il dito da pochi metri. Si riorganizza l’Hellas che crea qualche buona opportunità, ma prima Souprayen, con un tiro alle stelle, poi Lee, con telefonata che non impensierisce Bizzarri. Al ventesimo l’Udinese passa. Lunga palla dalla trequarti verso l’area, saltano in molti ma nessuno tocca il pallone che cadendo a terra picchia contro il piede di Barak e s’infila in rete. I gialloblù dialogano abbastanza bene fino al limite ma poi non trovano mai l’ultimo decisivo passaggio. Prima del riposo ammonizione a Fossati e bel tiro, troppo centrale, di Lee, che non crea problemi al portiere. Nella ripresa, dopo una decina di minuti, Zuculini lascia il posto a Danzi quindi Pecchia, cerca di dare una scossa alla squadra richiamando prima Souprayen per Aarons quindi Vukovic per Bearzotti ma nonostante l’impegno azioni pericolose non ne nascono. Il triplice fischio è sommerso dai fischi dei tifosi che sfogano il loro malumore contro società, allenatore e giocatori. Termina, anche se manca l’ultima impossibile partita a Torino con la Juve, una stagione nata male e peggio proseguita. Nell’amara stagione 2015/16 l’Hellas finì ultimo con ventotto punti, frutto di 5 vittorie e 13 pareggi  e 20 sconfitte ma, la prima vittoria fu alla quinta di ritorno quando il campionato era comunque già compromesso. Le reti fatte furono 34 quelle subite 63. In quest’annata si finirà, presumibilmente, a 25 punti, frutto di 7 successi e 4 pareggi e26/27 sconfitte, con 29 reti all’attivo e ben 76 al passivo, quindi con una squadra fortemente carente in attacco, meno 5 goal rispetto a tre anni fa, e clamorosamente deficitaria in difesa con 13 e più reti subite in confronto alla squadra Mandorlini / Del Neri. Adesso la società deve rifondarsi in tutti i sensi e, nel pieno rispetto dei conti, deve dire se ha intenzioni di risalire o di vivacchiare nella serie cadetta dove, non dimentichiamo, i costi non sono pochi ma, soprattutto, mancano i molti introiti della serie A. Adesso un D.S., all’altezza del compito che gli sarà affidato e un allenatore che conosca bene la categoria. Le scommesse non sono più ammesse, se si vuole risalire, altrimenti prepariamoci a una stagione di lacrime e sangue e grandi e ripetute contestazioni.