Le elezioni regionali 2025 segnano una svolta storica per il Veneto: nasce ufficialmente l’era di Alberto Stefani, il più giovane presidente regionale da quando esistono le Regioni. A 33 anni, il deputato padovano, segretario della Lega veneta e figura emergente della politica nazionale, prende il posto di Luca Zaia, ereditando una Regione reduce da quindici anni di gestione solida e molto popolare.
La sua vittoria, netta e travolgente, e il nuovo equilibrio tra maggioranza e opposizione cambiano il volto politico del Veneto, tracciando una prospettiva completamente nuova per il quinquennio 2025-2030.
Stefani presidente: una vittoria consapevole
La sua affermazione è inequivocabile: 64,4% dei voti, più del doppio rispetto allo sfidante del centrosinistra Giovanni Manildo.
Un risultato che lo consacra come nuovo leader della politica veneta, anche grazie all’enorme traino di Luca Zaia, capolista ovunque e forte di quasi 200mila preferenze.
Ma questa vittoria non è solo un passaggio di testimone:
è un cambio di generazione, di stile, di metodo politico, e segna l’ingresso alla guida del Veneto di una figura che porta con sé idee nuove, linguaggio istituzionale, pragmatismo e un forte radicamento territoriale.
Stefani conquista la Regione nel momento in cui la Lega torna primo partito con il 36,3%, superando nettamente Fratelli d’Italia, mentre il centrosinistra cresce ma non insidia realmente la vittoria.
La composizione del Consiglio: una maggioranza giovane attorno al nuovo presidente
Il nuovo Consiglio regionale vede nove veronesi eletti su 51.
Per Stefani, questo significa governare con una squadra che rappresenta bene tutte le province ma in cui emergono tante figure giovani e amministratori locali esperti: un mix che rafforza ulteriormente la sua leadership.
Gli eletti veronesi della maggioranza arrivano da tre partiti:
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Lega: Elisa De Berti, Matteo Pressi, Stefano Valdegamberi e Filippo Rigo con un possibile ripescaggio per Marco Franzoni per eventuali assessorato assegnato nella lista.
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Fratelli d’Italia: Diego Ruzza, Anna Leso con un possibile ripescaggio per Anna Barbera per eventuale assessorato assegnato nella lista.
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Forza Italia: Flavio Tosi con possibile ripescaggio di Alberto Bozza se Tosi rinuncia per rimanere nel parlamento Europeo.
Dall’altra parte, nel centrosinistra, entrano Trevisi e Bigon.
La prima conferenza stampa: “Sarò il presidente di tutti i veneti”
Stefani sceglie toni istituzionali, calmi, concreti: uno stile diverso dal passato, pensato per rassicurare cittadini e imprese.
«Abbiamo costruito un programma coraggioso – spiega – frutto dell’ascolto dei territori e dell’esperienza delle amministrazioni Zaia. Ora però inizia una nuova fase.»
Le sue priorità sono chiare:
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Sanità e servizi alla persona, con l’aumento della popolazione anziana
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Prima infanzia ed educazione
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Ambiente
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Lavoro e formazione, con un Veneto che entro il 2030 rischia di perdere 280mila lavoratori qualificati
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Burocrazia, da snellire con un “tavolo permanente” insieme alle categorie economiche
Il nuovo presidente parla come un amministratore, non come un leader di partito:
«Ai veneti serve un sindaco dei veneti. Io sarò il presidente di tutti».
È una frase che segna un cambio di ritmo e una precisa volontà politica: Stefani punta a essere un punto di riferimento trasversale, come il suo predecessore Zaia, ma con un proprio stile.
Un mandato che nasce con grandi aspettative e grandi responsabilità
La giovane età di Stefani non è vista come un limite, ma come la chiave di un nuovo inizio.
È un presidente che conosce la macchina amministrativa ma che porta energia, velocità decisionale, capacità comunicativa e una visione molto pragmatica del rapporto tra Regione e territori.
Il passaggio da Zaia a Stefani è più di un cambio di nome:
è un cambio di stagione politica.
Per anni, la leadership di Zaia è stata totale, radicata e quasi incontrastabile. Ora, il Veneto ha un presidente che dovrà costruire la propria identità di governo, mantenendo salda l’eredità ma introducendo nuove dinamiche. Sarà fondamentale la sua capacità di:
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tenere unita la coalizione
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gestire i rapporti con il governo nazionale
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definire una propria linea sulla sanità
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proporre soluzioni concrete contro lo spopolamento di professioni qualificate
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modernizzare i servizi
E soprattutto: riconquistare la fiducia dei cittadini, vista la bassissima affluenza al voto (44,6%).
Il centrosinistra: sconfitto, ma rafforzato
Dall’altra parte, il centrosinistra guidato da Giovanni Manildo esce sconfitto ma non ridimensionato.
Anzi: cresce, raddoppia i consensi, conquista 15 seggi, e si presenta come un’opposizione finalmente strutturata dopo anni di marginalità.
Manildo commenta con soddisfazione:
«Abbiamo piantato un chiodo. Abbiamo invertito la rotta. Ora parte una nuova opposizione capace di incidere».
Il centrosinistra diventa così un contrappeso reale al nuovo governo Stefani.
Un fatto non secondario, perché il Veneto, storicamente, ha vissuto per molte legislature con opposizioni troppo deboli per influenzare le politiche regionali.
Ora non sarà così.