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Nel Bentegodi deserto pari dell'Hellas Verona con il Palermo 1-1.


Non va oltre al pareggio, nel deserto del Bentegodi, l’Hellas Verona contro la capolista Palermo. Grosso, che continua a riscuotere la fiducia del Presidente Setti ma non quella della tifoseria, modifica drasticamente quella che è stata fino ad oggi la sua filosofia schierando, almeno inizialmente, un 3-4-3 con Caracciolo, Dawidowicz ed Empereur, linea difensiva, Crescenzi, Gustafson, Marrone e Zaccagni, a centrocampo, Matos, Di Carmine e Laribi in avanti. Parte subito forte il Palermo mentre i gialloblù faticano a uscire dalla propria metà campo. Il primo squillo intorno al venticinquesimo quanto Matos parte da metà campo e, superati diversi avversari, arrivato al limite,  tira con la palla che esce di poco alla destra del portiere. L’azione scaligera ha l’effetto di una scossa e il Palermo si rende pericoloso con Trajkovski ma Silvestri è miracoloso nella deviazione con un piede. Il rilancio mette in movimento ancora Matos che è messo giù ma, per il mediocre arbitro, tutto è regolare. Alla mezzora Lee è lestissimo a recuperare palla all’altezza del cerchio di centrocampo e a lanciare Matos che, arrivato al limite, apre alla sinistra dove si è smarcato Di Carmine che, con glaciale freddezza, batte Brignoli. Sull’onda dell’entusiasmo i gialloblù creano diverse opportunità prima Matos che, dopo esservi sbarazzato del proprio controllore, perde l’attimo propizio e l’azione sfuma quindi un bello scambio Crescenzi Zaccagni porta il centrocampista al tiro che però il portiere para senza affanno, quindi, poco dopo il quarantesimo, occasionissima per Crescenzi che, dopo uno spettacolare scambio in velocità con Matos e Zaccagni, si presenta solo davanti al portiere ma gli tira addosso. Si va al riposo in vantaggio avendo creato belle occasioni, anche se il gioco è prevalentemente in mano ai rosaneri. La ripresa si apre con una ghiotta opportunità per Dawidowicz che, su azione d’angolo, colpisce a colpo sicuro, ma la palla esce di poco creando l’illusione del goal. Al quarto d’ora l’arbitro lascia correre l’ennesimo fallo su Lee che protesta ed è ammonito. Poco dopo il ventesimo il Palermo pareggia. Angolo di Trajkoski e perentorio stacco di testa di Rajkovic che anticipa l’ex Dawidowicz. Subito dopo inizia la girandola delle sostituzioni. Prima Ragusa rileva Matos la cui verve si era molto affievolita. Quindi, alla mezzora, un buon Zaccagni lascia il posto a Laribi. Il gioco è molto spezzettato ma i gialloblù non riescono più ad avvicinarsi all’area avversaria accusando un notevole calo fisico oltre ad un eccessivo stato d’ansia. A cinque dalla fine Grosso richiama Lee, anche lui ormai spento dopo un primo tempo pirotecnico, per Pazzini che riesce a toccare a mala pena un pallone prima del triplice fischio. Assistere a una partita, con lo stadio vuoto e con la sola rumorosa presenza di un centinaio di tifosi siciliano, è quando di più assurdo un appassionato di calcio possa immaginare. Dopo la débâcle bresciana, un misero brodino per risollevare la squadra che ha dimostrato di avere qualche elemento di valore, anche se molti sembrano giocare in ruoli non a loro congeniali. Grosso si è detto soddisfatto e raccomanda pazienza per conoscere al meglio la rosa dei suoi giocatori ma, se dopo quattro mesi, è ancora alla ricerca delle caratteristiche degli uomini che la società gli ha messo a disposizione, la cosa non depone molto a suo favore.