In ricordo di Antonio Perlato.


In ricordo di Antonio Perlato

La mattina del 10 marzo, dopo breve ricovero in ospedale per i postumi di una caduta accidentale, ci ha lasciati per sempre Antonio Perlato. La notizia ha fatto il giro della provincia, lasciando tutti con la consapevolezza di aver perso per sempre una figura storica del calcio dilettantistico veronese, un personaggio unico ed inimitabile, che ha speso la sua vita per lo sport più amato da tutti, il calcio. Nato a Tregnago il 26 febbraio 1929, Antonio ha saputo trasmettere la sua passione a tutti quei ragazzi che hanno indossato i colori gialloblù del Tregnago, insegnando loro la perseveranza nel raggiungere gli obiettivi, ma anche l’onestà, dote primaria che contraddistingue gli sportivi veri. Lo ricordo sugli spalti, intento a prendere appunti sul quadernone, negli ultimi tempi accompagnato da qualcuno. Disamine sempre lucide le sue, con quel pizzico d’ironia che sapeva far digerire anche una sconfitta. La stretta di mano con gli avversari, il suo “andrà meglio la prossima volta…” Antonio PerlatoAntonio PerlatoPerlato è stato presidente del Tregnago ininterrottamente dal 1955 al 1986. Poi dal 1987 ai giorni nostri, gli è stata riconosciuta la presidenza onoraria, la massima onorificenza sportiva Ha ricevuto numerosi riconoscimenti sportivi dalla F.I.G.C. ma anche dal Coni. Impossibile dimenticarlo! In data 12 novembre 2005, in occasione dell’inaugurazione dei nuovi impianti sportivi, è stato intitolato a suo nome lo stadio di Tregnago, cosa mai successa prima ad una persona ancora vivente. Vogliamo ricordarlo attraverso la testimonianza di alcune persone, a partire dal presidente del Valtramigna Lucio Castagna: “Fu proprio il vice presidente del Tregnago Stanislao Bertolaso a fondare la nostra società nel 1959. Perlato è stato un esempio per tutti! Proprio da lui ho imparato a conservare le distinte delle gare. Andavo spesso con alcuni amici a vedere il Tregnago dei tempi d’oro. Quando divenni presidente, Antonio Perlato lo era già da un ventennio, ed io ero quasi incredulo per tale costanza. Di recente mi disse: “Lucio, dopo di me ci sei tu…” in riferimento alla mia lunga presidenza. Tra i suoi giocatori Walter Bampa, oggi allenatore del Nogara: “Ho voluto fargli visita per esprimergli tutta la mia gratitudine per i valori che mi ha trasmesso. Ho portato con me la moglie e mio figlio Mattia giovane calciatore, in modo che ascoltassero le mie parole e conoscessero questa persona così importante per me”. L’attuale presidente del Tregnago Gabriele Rizzin lo ricorda così: “Veniva spesso nello spogliatoio ad incoraggiarci. Si teneva sempre informato sulle vicende della società. Ha dato continuità al suo operato, proponendo ed incoraggiando persone, ricordo fra tutti Ernesto Anselmi, prima giocatore ed in seguito presidente, tutte sue creature se vogliamo dire. Di recente, rivolgendosi a me ed al segretario Bruno Dal Forno ci ha detto: siete il futuro del Tregnago! Con voi la società è in buone mani!”Bruno Dal Forno, Gabriele Rizzin, Antonio Perlato e Walter Bampa.Bruno Dal Forno, Gabriele Rizzin, Antonio Perlato e Walter Bampa.

“Lo ricordo da ragazzino quando lui assieme al fratello Angelo sfornava il pane e le deliziose paste frolle nel suo laboratorio” racconta Bruno Dal Forno, “ci intrufolavamo nel vecchio campo sportivo, lui capitava all’improvviso e bonariamente ci metteva in fuga. L’ho ritrovato solo negli ultimi anni, quando sono stato coinvolto nella gestione della Società. E’ stato un piacevole riabbraccio con lui che spesso esponeva il suo piano gestionale: “quando si ha un buon segretario…per il resto in qualche modo ci si arrangia”. Telefonava più volte nel corso delle partite, per sentire com’era il risultato. Non ha avuto figli dalla “sua moreta”, come chiama la moglie Maria, ma ha adottato tutti i calciatori del Tregnago. Attento ad informarsi sulle loro condizioni dopo un infortunio, ansioso di chiedere se avessero giocato bene, quando negli ultimi anni non poteva più andare a vederli. La cosa che rimarrà sempre in mente a chi lo ha conosciuto, è la grinta che ancora mostrava parlando di calcio; gli si illuminavano gli occhi e riacquistava un vigore incredibile, dichiarando che niente può scalfire la storia del Tregnago”. Quel Tregnago che lui assieme al compianto presidente Sandro Cona, portò ad un passo dalla serie C unica nella stagione 1987-88. I gialloblù vinsero lo spareggio contro le Officine Brà e volarono nel campionato Interregionale. In quel Tregnago giocavano l’ex professionista Antonio Bogoni e quello che è considerato da tutti il suo “figlio adottivo”, ovvero Andrea De Fazio: Giocavo in serie D nel milanese; venni da queste parti per il Servizio militare e decisi di rimanere qui proprio per Antonio Perlato che mi ha accolto come un figlio. Formai famiglia e creai un’attività. Nel Tregnago sono stato calciatore, allenatore e dirigente, sempre seguendo i suoi consigli. Mi disse: “è più facile creare un campione da un calciatore, che fare un buon dirigente di calcio”. Andea De Fazio ed Antonio PerlatoAndea De Fazio ed Antonio PerlatoGrazie a lui ho ricevuto nel 2015 la Benemerenza sportiva a Roma come dirigente. Gli sono stato vicino anche in questi ultimi due mesi, facendomi portavoce per tutti coloro che chiedevano di lui”. Una maglia del Tregnago con il suo nome, sarà messa sulla cassa alla cerimonia funebre che si terrà oggi alle ore 15 presso la Chiesa della Parrocchia di Tregnago. “Ha espresso in vita la volontà di passare dal campo sportivo nel suo ultimo viaggio verso il cimitero” fa sapere Bruno Dal Forno. “Era una persona speciale, ha fatto la storia del Tregnago un po’ come Costantino Rozzi l’ha fatta per l’Ascoli” racconta Antonio Bogoni, “giocavo nel Cesena in serie B, ma volevo avvicinarmi a casa. Una sera in una pizzeria di Zevio, assieme a Sandro Cona, Mino Marchioro e Gabriele Milani, Perlato mi convinse a giocare nel suo Tregnago. Rimasi quattro anni. Conquistammo l’Interregionale, retrocedemmo per un punto, poi due anni di Promozione, arrivando due volte secondi con mister Adriano Manservigi, un altro grande che non c’è più”. Grazie Antonio Perlato!