Si chiude con una brutta sconfitta la straordinaria stagione dell'Hellas Verona


L’Hellas Verona chiude il suo straordinario campionato subendo una bruciante sconfitta a Marassi con il Genoa e disputando, forse, la più brutta partita della stagione. Juric, che recupera dalla qualifica Rrahmani, conferma Gunter, al centro, e Di Marco sul centrosinistra. I quattro di centrocampo sono i super titolari  Faraoni, Amrabat, Veloso e Lazovic mentre, alle spalle di Di Carmine, operano Eysseric e Pessina. Partono bene i gialloblù che, già al secondo, sfiorano il palo con un’incursione di Di Marco. All’ottavo Sanabria entra in ritardo su Gunter e si prende il giallo ma, cinque minuti dopo, si esalta portando in vantaggio i grifoni. Lungo lancio per Lerager che scappa a Di Marco, sul filo del fuori gioco, e, arrivato sul fondo, traversa e Sanabria con un perfetto terzo tempo brucia Gunter e batte Radunovic. Poco dopo il ventesimo, Criscito, il capitano del Genoa, accusa un problema ed è costretto a chiedere il cambio.  Al venticinquesimo, ripartenza genoana che trova la difesa scaligera abbastanza sbilanciata e l’assist di Pandev trova ancora Sanabria pronto allo scatto, questa volta in linea perfetta con Gunter, e per il paraguaiano è un gioco da ragazzi fulminare il portiere. L’Hellas cerca di reagire, anche se con poca determinazione e, al trentacinquesimo un tiro di De Marco è deviato in angolo dalla difesa. Al quarantesimo, azione insistita sulla destra, la palla calciata da Rrahmani, dopo una serie di deviazioni, arriva a Pessina che è anticipato da Perin. Al quarantaquattresimo, su angolo  Romero salta più in alto di Rrahmani e insacca la terza rete. Il centrale argentino non contento della rete, nel recupero, si rende protagonista di un durissimo intervento su Pessina, immediatamente sanzionato da Irrati con il giallo. Purtroppo per il centrocampista scaligero l’infortunio sembra abbastanza grave ed è costretto a lasciare il campo in barella. Si parla di distorsione al ginocchio. A inizio ripresa Juric lo sostituisce con Borini mentre Pazzini prende il posto di Di Carmine. Ultima apparizione in gialloblù del Pazzo al quale Veloso, con il consenso dell’arbitro, consegna la fascia di capitano. Si gioca a ritmi non particolarmente sostenuti e soprattutto nella metà campo dei padroni di casa ma la manovra scaligera non è fluida come normalmente è e, quando si arriva alla conclusione, la muraglia rossoblù è tutta schierata. Nei primi quindici minuti ci sono tiri, che non impensieriscono Perin, di Veloso, due volte Pazzini e Lazovic. Subito dopo nuova entrata violenta di Romero, questa volta su Pazzini, e Irrati estrae il secondo giallo quindi la doccia anticipata per l'argentino. Nel frattempo Juric protesta vivacemente e anche per l’uomo di Spalato arriva il rosso. Al ventesimo, sull’ennesimo angolo, i gialloblù reclamano per un possibile fallo di mano di Pandev ma il Var conferma che il macedone ha colpito il pallone con il viso. Dopo un tentativo di Borini, di testa, su traversone di Faraoni, Paro, il secondo di Juric, richiama Gunter per Salcedo. C’è un violento tiro, di destro, di Veloso deviato in angolo, alla fine saranno nove i corner per gli scaligeri. Proprio al novantesimo mentre sono annunciati cinque minuti di recupero, sulla linea di fondo campo, scambio di cortesia fra il neo entrato Cassata e Amrabt e l’arbitro, a due passi, decide di mostrare il rosso a entrambi. Al terzo minuto di recupero, Perin si esalta con una miracolosa respinta su Faraoni mentre, proprio poco prima del triplice fischio, su un traversone di Veloso, Pazzini salta molto alto, ma forse con un attimo di anticipo, e non riesce, pur abbastanza libero, a colpire con violenza la palla che finisce fra le braccia del portiere. Nonostante la non brillante prestazione l’Hellas Verona termina questa straordinaria e, per certi versi molto particolare stagione, a quarantanove punti al nono posto. Purtroppo il lunghissimo lookdown ha negativamente influito sul rendimento della squadra che, ricordiamo, alla sospensione del campionato era in brillantissima forma e reduce dai pareggi, in cinque giorni, di Milano con il Milan e di Roma con la Lazio, della vittoria al Bentegodi con la Juve oltre ai successi con Spal, Lecce, e Genoa.