SUPER ECOBONUS 110%: si parte il 1° luglio, ma non si vedono ancora decreti attuativi


Il Presidente di Confartigianato Iraci Sareri: “Urge chiarezza, per le imprese e per i cittadini, illusi di poter fare lavori senza pagare. Non è così semplice” · Bosco (Segretario Confartigianato Verona): “Chiediamo a banche, assicurazioni e finanziarie che sostengano le operazioni delle piccole imprese, che non possono permettersi uscite di liquidità” Fare lavori in casa per migliorarne la classe energetica senza spendere un euro? Non è possibile, non ancora. Sull’ecobonus con detrazione al 110 per cento, ad una manciata di giorni dal via fissato per il 1° luglio, urge chiarezza e a chiederla è Confartigianato Imprese Verona, per le imprese e per i cittadini, fino ad ora illusi di poterci addirittura guadagnare. “Questa norma, che ha lo scopo di rilanciare le attività del settore casa, ovvero edilizia, impianti, serramenti ecc., rischia di ottenere l’effetto opposto a quello voluto e crea più di una situazione paradossale nella quale anche i lavori già decisi prima del lockdown vengono stoppati in attesa del prossimo primo luglio”. Il commento è del Presidente di Confartigianato Imprese Verona, Roberto Iraci Sareri, che si impegna poi ad affrontare la questione per punti, con tutte le complicazioni che in questi giorni si stanno presentando alle imprese e fanno si che Confartigianato si ritrovi sotto il fuoco di fila delle domande poste da imprese e cittadini, senza purtroppo poter fornire risposte certe ed esaustive. “Nonostante una convincente operazione di comunicazione – spiega Iraci Sareri –, il Decreto Rilancio, che contiene la possibilità di detrarre dalle tasse fino al 110 per cento della spesa per una serie di lavori di efficientamento energetico, in realtà non è stato dotato delle gambe per camminare e sta provocando, paradossalmente, una situazione di stallo. Intanto si tratta di un decreto legge, che deve essere convertito, e già questo pone incertezze, perché spesso la legge di conversione contiene modifiche al testo originario, poi perché mancano i decreti attuativi, che devono chiarire molti aspetti applicativi e certamente mancano le direttive dell'Agenzia delle Entrate, che rendano certi gli interventi e i requisiti che consentono la detrazione fino al 110 per cento e applicabile la cessione del credito. Questo – continua il Presidente – è uno degli aspetti più interessanti per i cittadini, perché permette loro, in sostanza, di fare i lavori senza pagare, ma è anche uno dei punti più critici per le imprese, perché non tutte le aziende possono permetterselo e allora si deve fare ricorso all’intervento di banche, assicurazioni, finanziarie e simili. In generale, è passato il messaggio che posso cambiare la caldaia o gli infissi e non pago nulla, anzi ci guadagno anche qualcosa. Non è così, o almeno non è così facile”. Infatti la norma prevede che, per accedere al super sconto del 110 per cento, è necessario che l’immobile, dopo gli interventi, acquisti una certificazione energetica di almeno due classi superiore a quella precedente. “I telefoni del Settore Tributario della nostra Associazione e anche quelli delle imprese – aggiunge Valeria Bosco, Segretario di Confartigianato Imprese Verona – sono presi d'assalto e va spiegato che il meccanismo non è così semplice: i lavori per accedere a questo bonus sono importanti, ci vuole un impegno che si aggira su somme che vanno da 30 a 60 mila euro e non si può dire su due piedi se ciò che il cittadino vuole fare può rientrare nella detrazione. Per capirlo, a parte le lacune normative già evidenziate, ci vogliono professionisti specializzati e vanno chiamate in causa più imprese”. Ma c’è anche un altro aspetto paradossale. “I lavori rientranti in questa agevolazione dovrebbero avere una finestra più ampia, almeno da gennaio 2020. Attualmente le aziende si sono ritrovate a doversi fermare – riprende il Presidente Iraci Sareri –, perché anche chi aveva già deciso, prima del lockdown, di fare lavori di efficientamento e poteva scaricare somme inferiori, ora dice di bloccare tutto perché vuole rientrare nel 110 per cento. Insomma un vero e proprio boomerang, altro che rilancio. Senza dimenticare che le piccole imprese non possono sostenere uscite di liquidità ingenti, anticipando lo sconto, e saranno quindi costrette a dire di no a molti lavori”. L’appello è dunque al Governo, affinché chiarisca le cose e faccia presto, già nella legge di conversione e nell’emanazione dei decreti attuativi e delle circolari esplicative. “Noi di Confartigianato – conclude Valeria Bosco – stiamo lavorando su vari fronti, in particolare sulla cessione del credito, e chiediamo a banche, assicurazioni e finanziarie che sostengano le operazioni delle piccole imprese, per evitare che ad avvantaggiarsi di questa opportunità siano unicamente le grandi aziende strutturate. Abbiamo anche chiesto che rientrino nell’agevolazione i lavori decisi a gennaio 2020, ma serve che il Governo chiarisca al più presto tutto il necessario. Altrimenti, invece che agire per il rilancio, questa norma bloccherà le imprese per altri tre mesi, e dopo i tre di lockdown non possiamo proprio permettercelo”. Il Settore Tributario dell’Associazione, nel frattempo, è costantemente impegnato e disponibile per consulenze alle imprese su una partita che, tanto per cambiare, a pochi giorni dal fischio d’inizio rimane ancora nel limbo dell’incertezza. Per informazioni: tel. 0459211555, info@confartigianato.verona.it