Torresani e Battocchio, una storia da libro Cuore


Si sono ritrovati a quarant’anni di distanza. Il destino, ancora una volta, ha voluto che le loro vite s’incrociassero. Gli Alpini Alberto Torresani di Casaleone, e Giovanni Battocchio di Illasi, s’incontrarono per la prima volta sul treno diretto a Merano: “A Verona salì in carrozza Giovanni e venne a sedersi accanto a me” racconta Alberto Torresani, “ci assegnarono la stessa camerata e lo stesso letto a castello. Finito il C.A.R. ci assegnarono la stessa destinazione, ovvero la caserma Verdone a Varna di Bressanone, e ancora una volta dividemmo lo stesso letto a castello. Alberto TorresaniAlberto Torresani

Diventammo entrambi autisti e conseguimmo in seguito l’attestato di Istruttori di scuola guida, oltre gli stessi gradi di Caporale e Caporal Maggiore”. Poi il terremoto in Irpinia li vide ancora assieme: “partimmo il 23 dicembre 1980” racconta Giovanni Battocchio, “e tra tante destinazioni possibili, anche se con mansioni diverse, vivemmo la stessa esperienza dolorosa, che cementò la nostra amicizia. Ad una media di 50 km orari, partimmo di notte con 33 camion divisi in 3 colonne che si separarono a Roma, alcuni dirette a Pescara per caricare le cucine da campo, altri all’aeroporto di Ciampino per caricare altro materiale e poi destinazione Potenza. Fu un viaggio massacrante e quello che vedemmo nelle zone terremotate, la desolazione, la sofferenza della gente, il loro dolore, rimarrà per sempre impresso nei nostri ricordi e nei nostri cuori. I nostri famigliari non sapevano dove eravamo, e a quei tempi non cerano i cellulari per comunicare con loro. Passammo il Natale rincuorandoci a vicenda”. Tornammo a Bressanone il 29 dicembre 1980, dopo una settimana ci congedammo. Alberto se lo ricorda bene il giorno del congedo: “erano partiti tutti la mattina; solo io staccavo la sera. Quando uscii, con grande sorpresa trovai Giovanni ad aspettarmi; c’era anche Ulisse Scavazzini di Bovolone e con la sua macchina tornammo a casa insieme”. Poi la vita li divise; il lavoro, la famiglia i figli. Ma senza mai perdere il valore del volontariato, tipico degli Alpini. Alberto Torresani fa parte del Gruppo Alpini Sanguinetto-Concamarise, sezione di Verona: “In questo periodo siamo a disposizione per l’emergenza del Corona virus, per regolare l’afflusso ai mercati della zona. Durante l’anno organizziamo raccolte di medicinali e alimentari ed ora, con i compagni di allora vorremo tornare a visitare i luoghi che ci hanno visto protagonisti in Irpinia”. Giovanni BattocchioGiovanni Battocchio

Giovanni Battocchio, oltre ad essere un grande appassionato di sport (è stato più volte presidente del Volley ad illasi), fondatore del Gruppo podistico Corrillasi oltreché dell’AVAL (Associazione Veronese per l’assistenza psicologica ai Lavoratori colpiti da mobbing), ha ricevuto numerose onorificenze locali, anche come donatore di sangue (AVIS), ma assieme alla figlia Michela, si sono resi protagonisti qualche anno fa, per aver donato il midollo osseo ad una persona di nazionalità spagnola, lui, e ad una ragazza belga lei. Qualche mese fa, Giovanni ed Alberto si sono rincontrati, a distanza di quarant’anni. Con grande sorpresa hanno appreso entrambi, di aver ricevuto un’alta onorificenza da aggiungere alle precedenti, forse la più importante: Giovanni è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica, per aver più volte donato il midollo osseo, mentre Alberto a distanza di un anno, ha conseguito la stessa onorificenza per meriti militari. Ancora una volta quindi, le loro strade si sono rincrociate. Proprio in questi giorni avrebbe dovuto tenersi il Raduno Nazionale degli Alpini, ma per i noti motivi non è stato possibile farlo. Seppur divisi come corpo d’armata, tutti gli Alpini, come sempre nelle emergenze, ma anche nella quotidianità, si sono attivati nell’emergenza Corona virus. Dopo Giovanni ed Alberto, anche Ulisse ha potuto riabbracciare dopo tanti anni i suoi amici Alpini.